8) La Suite 315

Grand Hotel Rimini - Percorsi

Affacciati su un viaggio senza fine

 

Perché la 315 è una suite? La posizione, al cuore dell’edificio, con l’affaccio trasognato sulle cime dei pini profumati di resina, nel garbino che infuoca l’estate, è solo l’essenza di un luogo in cui gli arredi, fatti di mobilio scuro, di legni torniti, di vetri intarsiati, di marmi antichi, in spazi invasi di luce, da tempo immemore accolgono le personalità più insigni che qui si son fermate.

Le storie raccontano dei nobili di un tempo, dalla Regina di Sassonia a Re Faruk passando per il Duca degli Abruzzi. Poi ci sono gli artisti come Eleonora Duse, Filippo Tommaso Marinetti, Pietro Mascagni ed Enrico Caruso, che chiedeva una vista che gli ricordasse il Golfo di Napoli. Quindi i sognatori come la Petacci che affacciata al balcone attendeva il passaggio dell’idrovolante del suo Duce. Infine Federico Fellini, che da giovane squattrinato riuscì ad entrare al Grand Hotel solo di straforo, mentre da acclamato regista visse questa camera come la casa delle sue ambizioni e delle sue inquietudini, grazie all’amicizia con il proprietario dell’epoca, il Cavalier Pietro Arpesella.

Arpesella era il giovane sognatore, volato in sud America per divenire ballerino di tango, che rilanciò dal 1963 il Grand Hotel e rese omaggio al suo grande amico Fellini riservandogli la camera più ricca di fascino. Il ricordo di Arpesella è nell’impeccabile uomo in abito di lino bianco e cappello di paglia che passeggia per l’albergo pianificando la metamorfosi che dismise l’immagine del Grand Hotel come luogo di vacanza per trasformarlo pioneristicamente anche nel mondo degli incontri di affari che precorsero l’anima “annuale” di un luogo e di una città che crescevano insieme.

Tutto questo, e altro ancora, è la suite 315 che, spalancandosi alle sere più quiete, in inverno, mentre il vento scuote le maestose fronde del giardino, o d’estate, quando la calma segue il chiassoso vociare delle feste, offre respiro agli occhi e all’anima, guidando lo sguardo verso l’orizzonte sconfinato, steso tra il giardino smeraldo e l’azzurro del mare, fin più in là, dove la prua della nave, orientandosi verso il monte San Bartolo, accompagna il viaggio oltre il limite di ogni sogno sospeso.

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